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mostra internazionale del turismo |
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| Salentino di Castro,
Italo Di Tondo della propria terra e delle proprie origini culturali
rivendica costantemente e con emozionale consapevolezza l’imprinting
che lo ha strutturato e che gli offre non poche possibilità di creativa
elaborazione pittorica,ove la memoria evocata diventa cosciente
narrazione espressa con i significati originari e universali dei colori
e delle forme. Sullo sfondo di ampie campiture che dal grigio-azzurro ora si sono decisamente orientate verso la tonalità bleu intenso, il nostro artista, sia con l’acrilico e sia con l’olio, raffigura in sospensione forme che richiamano per la loro magmatica indefinitezza ciò che si scorge nelle effusioni ectoplasmatiche. Non si tratta, qui, ovviamente, di fantasmi della memoria, ma di immagini, segni e simboli, allusivi e metaforici, che prendono corpo spontaneamente e con libera associazione, in un atto capace di creare una sorta di raccordo tra la sfera delle sedimentazioni memoriali e pulsionali e la mano che obbediente asseconda 1e vibratilità delle emozioni. La spontaneità di cui si parla non è prettamente meccanicistica. Essa, pur non soffrendone, si filtra attraverso la cultura pittorica del Nostro nonchè con i sicuri mezzi espressivi, capaci di destare nello spettatore sensazioni e coinvolgimenti inediti che stimolano a interrogare ed a interrogarsi, a guardarsi dentro e attorno. Ed ecco, allora, che ci si trova di fronte a1 mistero che aleggia e che inquieta, che scaturisce plasticamente da cromie che non sono soltanto contrasto di luci decisamente forti, ma altresì da una serie di colori che si solidificano per essere materia, dalla quale fatica no e soffrono a generarsi le forme umane, ma non solo, poichè sprazzi della natura mediterranea o delle archietetture della terra natia qua, e là si intravedono per ribadire appartenenze e inequivocabili riferimenti. La larvalità delle immagini che si intuiscono nell’opera di Italo Di Tondo è però sui generis, poichè sia nei gruppi e sia singolarmente, nel loro essere in fieri appaiono in maniera massiva. Certo, e val la pena di annotarlo, una silenziosità dolente ci comunicano queste forme attonite e senza sguardo, spesso ancora avviluppate e senza comunicazione nel comune magma ove, tuttavia, non è difficile cogliere le opulenze femminili e,talvolta, il simbolo della maternità e degli amanti. Sarebbe presuntuoso da parte mia voler azzardare una qualsiasi interpretazione, a tal proposito, di ciò che intende dirsi e dirci il nostro artista, potrei correre il rischio di essere riduttivo e fuorviante per lo spettatore, al quale si affida l’arte di Italo Di Tondo che con il suo mistero ha tanto da dire e tanto da dare. Lecce,16 agosto 2004. Dr. Prof. Mario De Marco |
GALLERIA
D'ARTE MODIGLIANI |
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| LE OPERE ESPOSTE | ||||||||||
![]() BLU (trittico) - 80x80x3 - acrilico e olio |
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![]() LA LUNA (trittico) - 50x40x3 - acrilico e olio |
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